E’ disponibile dal 2 ottobre l’ultima fatica di Samuele Bersani. “Un album composto fra Bologna, Cattolica (la sua città, n.d.r.) e un cascinale in campagna” ha dichiarato il cantautore in un’intervista a Vanity Fair “Un album che mi è costato un sacco”. Cosa che secondo molti dei suoi collaboratori è da pazzi, visto che oggi sono rimasti in pochi a comprare i cd, ma “volevo fare le cose per bene”. L’album si intitola Manifesto abusivo ed esce a più di tre anni da L’Aldiquà.
Undici nuovi brani arrangiati e co-prodotti da Bersani e Giampiero Grani, in cui ilcantautore si avvale della collaborazione, tra gli altri, di musicisti e artisti del calibro di Stefano Bollani (al piano ne Il bombarolo di Fabrizio De Andrè, brano contenuto nell’edizione speciale dell’album disponibile solo per il download digitale), Ferruccio Spinetti, Tayone Dj, Bruno Mariani, Jimmy Villotti, Mauro Malavasi, Lucio Dalla e Pacifico.
L’antipasto dell’album è arrivato a fine luglio con Ferragosto, versione inedita del brano scritto a quattro mani con e per Sergio Cammariere nel 2004. L’undici settembre è uscito in radio il primo vero inedito, Un periodo pieno di sorprese, che raconta dei postumi dolorosi di una rottura sentimentale e dell’istinto di mettere un punto fermo per ricominciare. Come sempre, il cantautore affronta le assurdità che dominano il nostro tempo, come in Pesce d’aprile. E’ invece ambientata nei primissimi anni ’80 Lato proibito, ballata legata al filo dei ricordi, al passaggio di un bambino dall’infanzia all’adolescenza.
A Bologna, secondo Samuele, è la vera canzone d’amore dell’album, “una lettera d’amore scritta e cantata tutta d’un fiato al ritmo di 130bpm”. Un brano scritto per la sua città adottiva della quale denuncia la profonda trasformazione degli ultimi anni, le restrizioni, i divieti, le paure dei cambiamenti. La canzone si conclude sul sagrato di Piazza Maggiore con un invito accorato e diretto, pieno di dolcezza (“Bologna adesso voltati / mi fai commuovere/ lo sai che esagero con le parole”).
Unico brano dell’album non firmato da Bersani ma dal ‘cantattore’ Angelo Conte è Ragno, un surreale dialogo tra l’inquilino di un appartamento, a cui dà voce Bersani, e un ragno, interpretato con uno spiccato romanesco dall’autore, che tesse con costanza la tela nell’angolo di una stanza, senza aspettative, una riflessione amara sulla fragilità della condizione di artista. Chiude il disco 16:9, il particolarissimo ritratto di una ragazza che Samuele confessa di aver seguito per alcuni giorni, incuriosito dall’aria sognante e dalla costanza con cui attaccava i suoi bigliettini sulle bacheche e sui muri universitari (“speri ancora di ottenere/ un mega-risarcimento dal governo e nel frattempo ti sei messa a riparare delle unghie a domicilio/ mani e piedi e dieci euro”).
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